martedì, 10 novembre 2009
  • Buongiorno, è lo studio del commercialista. Ci risulta una parcella da pagare di 1200 euro. Dovrebbe passare al più presto per il saldo
  • ma si dai, vi vedo volentieri, ci sono un paio di cosette qui che non mi tornano
  • no guardi, non è possibile. Ma che fa, ci controlla? Il mestiere lo lasci fare a chi ha le competenze. Le dicevo che se non salda entro fine mese devo applicare gli interessi...
  • si si, ma intanto mi spiega perché qui risulta che ho pagato le tasse per due anni?
  • ma cosa dice, lo sanno tutti che le tasse si pagano solo per l'anno precedente. Dunque, dicevamo, 1200 euro più il 150% di interesse...
  • è quel che risultava anche a me, ma non a voi evidentemente: qui c'è scritto che ho pagato per il 2008 e anche per il 2009
  • vabbè, suvvia, ci sarà stato un errorino...
  • poi ci sono alcune cosucce che si potevano detrarre ma dai documenti non risulta
  • certo che se lei si metta a fare il pignolo....
  • inoltre a pagina 2...
  • va bene va bene, prenda appuntamento che rivediamo tutto. Intanto però ci sarebbero quei 1200 euro...
  • come dice prego?
  • d'accordo, per questa volta passi, ma che non si ripeta più eh...
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categoria:commercialisti
domenica, 08 novembre 2009
La popolazione italiana si divide in due categorie: c'è chi li odia e chi li ama. C'è anche da dire che la prima categoria è decisamente più numerosa, la secondo molto ma molto più appassionata.

I ballerini di latino-americano rappresentano un mondo a parte. In genere entrano in pista intorno alle 10.30 (alle 9.30 se consideriamo l'happy hour della domenica) e alle 2 hanno già svuotato il locale (mezzanotte sempre considerando la domenica), quando il resto del popolo dei locali fa il suo timido ingresso in discoteca.

Bevono poco, evidentemente per non deragliare durante gli innumerevoli volteggi, e hanno il braccino
clamorosamente corto: il biglietto nei locali di latino costa meno si sa, e non è difficile trovare la serata infrasettimanale con ingresso libero, nel qual caso ovviamente si può anche resistere senza pagare la consumazione.

Tutto questo non perché siano dei ragazzini, tutt'altro; in realtà in genere il ballerino di latino-americano è piuttosto attempato (diciamo over 30), e continuando a leggere i più sagaci intuiranno perché. Analizziamoli.

Le donne. Trattasi in genere di ragazze single, molto carine e molto tirate. Non sono lì per cuccare (se per caso avevano una mezza idea l'hanno cambiata già dopo la prima volta) ma per ballare. Portano tutte degli orribili sandaletti da ballo di un improbabile color argento, spesso corredati di brillantini, col tacco cicciotto, portati
d'inverno sopra calze di nylon coprenti. Uno splendore.
In genere sono bravissime (del resto s'è mai vista una donna incapace di ballare?) e non si filano un cavaliere se non è giudicato all'altezza.

Poi ci sono gli uomini, che si possono per comodità dividere in due gategorie: gli strafighi e gli sfigati.

Il primo è uno dei personaggi che considero leggendari. La tenuta artistica di base consiste in una magliettina aderente, meglio se senza maniche, pantaloni a frange che svolazzano ad ogni piroetta, il tutto corredato dal muscolo scolpito e da un vasto repertorio di acrobazie ginniche. A volte lo strafigo è talmento preso dalla sua performance da non accorgersi che nel frattempo la ballerina si è rotta di aspettarlo e ha agganciato lo sfigato di fianco a lui.

Lo sfigato è il campione della sua categoria. Camicia a manica corta, golfino o nella peggiore delle ipotesi gilet di lana, è approdato alla pista di ballo perché non sa più cosa inventarsi per poter sfiorare una donna. E' quindi inevitabilmente, inequivocabilmente, disperatamente single.

In genere non balla, si limita a ciondolare di qua e di là senza alcun senso del tempo con una cadenza
a metà tra la danza della sula innamorata e il passo dello Yeti, sudando abbondantemente e spesso purtroppo odorosamente. E' il tipico personaggio che immagini scriva sms a favore della ricerca contro il cancro o la sclerosi multipla solo per ricevere un messaggino di risposta.

C'è di bello però che tutta questa gente si amalgama in maniera perfetta in questi luoghi a metà tra una festa di paese e una balera; e tutti quanti ballano e ballano per ore, in apparenza senza stancarsi mai. E per tutto il tempo hanno il sorriso stampato sul viso. Alla faccia di quella parte di umanità che li odia o che scrive post acidini su di loro.


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categoria:new heroes
venerdì, 06 novembre 2009

Benvenuti al nostro consueto bollettino quotidiano sull' influenza A: oggi sono state accertate 3 nuove vittime.

Una soffriva di leucemia linfatica cronica, bronchite cronica ostruttiva, diabete, cisti ovariche, emicrania persistente, patologie neoplastiche varie, epatite a, b e c, gravi patolgie respiratorie, peste e sospetta verruca sull'alluce sinistro. Queste patologie - presumibilmente - possono aver influito negativamente sull'andamento della terribile influenza.

Un secondo è stato stroncato da una polmonite batterica bilaterale probabilmente causata dal virus H1N1. I medici hanno dichiarato che il suo stato di salute prima di contrarre l'influenza era normale, non soffriva di alcuna patologia pregressa,  se si esclude il fatto che avesse 110 anni ed era in coma. Nel comune dove è nato e viveva amici e parenti si interrogano su come sia potuto succedere, dal momento  che "viveva in pieno e con gioia la sua vita".

L'ultimo è un caso davvero strano, un uomo che accusava da anni disturbi molto particolari: nella sua cartella clinica si legge chiaramente di un orecchio destro che faceva contatto col gomito sinistro, un fastidioso e perdurante disturbo che gli faceva di tanto intanto emettere suoni striduli e incomprensibili (sembra "squittisse"), di un ginocchio destro che si rifiutava di prendere ordini dalla parte sinistra del cervello, sostenendo che fosse la solita vetero-comunista.

Infine si vocifera di un nuovo caso inquietante, che addirittura avrebbe ricevuto la copertura del segreto di stato: pare trattasi di un uomo senza bocca. I medici si starebbero scervellando nel tentativo di capire come possa essere stato esposto al contagio.

Nonostante la difficile situazione, si invita caldamente la popolazione a non indulgere a certe facili isterie di massa e inutili allarmismi. Si consiglia vivamente di consultare il medico al primo starnuto sospetto, avendo però cura di non affollare gli ambulatori già allo stremo. A breve saranno anche disponibili le nuovi dosi di vaccino, ma solo dopo che il picco pandemico si sarà esaurito perché non siamo proprio sicuri che funzioni (si sospettano effetti collaterali anche gravi in presenza di patologie legate all'influenza A).

Vi rassicuriamo inoltre che il Governo sta prendendo tutte le misure necessarie per contenere la diffusione del virus. State tranquilli perché abbiamo già provveduto ad installare modernissime acquasantiere con dispenser, a predisporre docce obbligatorie di amuchina per quanti frequentano gli uffici pubblici, e autobotti di tequila all'ingresso di discoteche e pub (che l'alcol si sa disinfetta). Infine sono già entrate in azione nuove ronde di volontari dotate di capienti carri su cui saranno caricati nottetempo i cadaveri infetti, che verranno poi bruciati insieme ai rifiuti a Napoli e le ceneri disperse nel Pò.

E se alla fine di tutto questo ambaradan non sarete stati contagiati dal virus, non sentitevi esclusi: avrete comunque contribuito a far girare l'economia in questo periodo di crisi, rimpinguando le povere casse delle case farmaceutiche, sempre pronte a fomentare l'isteria. Pardon, a debellare la pandemia.

Ora scusatemi, è l'ora della consueta flebo di paracetamolo. Preventiva, s'intende...

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categoria:la casta
mercoledì, 21 ottobre 2009

E anche questa sera ho finito. Mentre mi appresto a chiudere l'ufficio mi chiedo quali altre fantastiche sorprese abbiano preparato quei burloni del tram numero 9 (per una volta uso un numero di fantasia).

Ogni sera infatti, presumiblmente per non farci annoiare durante il tragitto, organizzano dei fantastici scatch che ci movimentino un po' il viaggio di ritorno.

A volte creano lunghe file uno dietro l'altro, e il gioco consiste nello scendere dal tram e camminare lungo i binari fino a  raggiungere il primo della fila. Se ci arrivi prima che il guasto venga riparato e la fila riparta, hai vinto.

L'altra sera i tramvieri (erano in due) si sono lanciati in una sfida all'ultimo insulto: chi lo sparava più grosso prima che si sciogliesse l'ingorgo dell'incrocio. I passeggeri ovviamente potevano partecipare (i dialettismi valevano doppio), dando sugerimenti all'una o all'altra parte.

Ieri poi è stato divertentissimo. Ad un certo punto il tram si è fermato. Non appena si è accodato il jumbo successivo, i due conducenti si sono inventati un gioco fantastico: al grido si "spingi spingi!" del nostro tramviere, quello dietro ci ha dato una ruzzata permettendoci di ripartire più pimpanti che mai. Che spasso!

Poi ci sono quelli che ti fanno i dispetti. C'è il solito vecchio scherzo che appena arrivi ti chiudono le porte in faccia, lasciandoti lì come un salame incazzato; oppure trovi il burlone che si scrive sul davanti "fuori servizio", ma che se lo fissi con sguardo sufficientemente supplichevole ti apre lo stesso e ti fa segno come a dire "sali valà". Decisamente io preferisco il secondo.

Lo scherzo in assoluto più bello me lo fecero durante una delle più intense nevicate degli ultimi anni. Mi lasciarono in perenne attesa di un mezzo che non sarebbe mai arrivato poiché i rami caduti degli alberi avevano bloccato l'intera circolazione. Per fortuna in quell'occasione mi venne in soccorso il loro eterno rivale, un tassista, che con mio sbigottimento mi offrì un passaggio fino a casa.

Però che noia! Non è proprio la stessa cosa. Così preferisco sempre tornare a casa insieme ai mitici tramvieri del tram n. 9: non sai mai cosa saranno capaci di inventarsi la prossima volta.

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categoria:trasporti
martedì, 20 ottobre 2009

Caro ministro Brunetta,

tra statali spero possiamo darci del tu, del resto stipendio più stipendio meno siam pur sempre colleghi.

E proprio perché siamo tra di noi, non venirmi a dire che tutte 'ste manovre sono per migliorare l'efficienza della pubblica amministrazione, suvvia. Va bene che ti han detto di tagliare i costi, ma perché devi fare le cose così a caso?

Già ci hai decurtato lo stipendio quando siamo in malattia facendo credere a tutti che ci toglievi chissà quali premi aggiuntivi. Bene, certamente saprai che quelli che chiami premi al merito son quel ben dio che fa arrivare i nostri stipendi ai fatidici 1000 euro al mese. Non so se la sopravvivenza possa essere considerata un bonus. Certo è che qui stiam tutti pregando il signore di non finire tutti a letto con la maiala (ops, volevo dire con l'influenza A).

Adesso poi te ne esci con 'sta cosa delle fasce di merito. Tralasciamo pure che i premi di produttività per noi consistono se va bene in 100 euro l'anno (mica pizza e fichi); ma proprio non mi riesce di capire questa storia delle tre fasce.

Dunque, secondo te in una pubblica amministrazione non ci può essere più del 25% di bravi lavoratori (essendo qusta la percentuale massima di dipendenti che può accedere al premio). Il restante 75% è mediamente fannullone (50%) o fannullone grave (25%), e gli va depennato lo stipendio (perché data una quota fissa, se a qualcuno aumenti agli altri devi togliere).

Stando così le cose c'è da chiedersi come fa questo paese ad andare avanti; oppure bisogna ammettere che ci sarà una buona percentuale di bravi lavoratori che pur essendo meritevole verrà penalizzato anziché premiato, sempre se la matematica non è un'opinione.

Ma scusa, anziché punire tutti indisriminatamente distruggendo stipendi che già si fa fatica a definire tali, non è più facile semplicemente licenziare chi non lavora? Così ci si libera di un peso morto e lo stato ha uno stipendio in meno da pagare. Questi sì che son tagli mirati.

E infine la valutazione. Chi dovrà giudicare chi è più meritevole e chi meno? I dirigenti, dici tu. Vuoi dire che sono quegli stessi (altissimi dirigenti) che da mesi han paralizzato la struttura in cui lavoro dimenticandosi di eleggerne gli organi di governo, impedendoci di fatto di iniziare nuovi progetti, pagare gli stipendi ai collaboratori, o soddisfare a quell'insignificante pratica burocratica che è l'approvazione del bilancio?

E qui vengo al motivo della mia lettera: non avendo io da mesi un dirigente responsabile, chi dovrebbe valutare il mio lavoro? E in definitiva, quale lavoro dovrebbero valutare dal momento che formalmente qui nessuno ha potuto fare assolutamente niente?

Confidando in una tua cortese e tempestiva risposta, ti saluto cordialmente.

Puffo fannullone n. 138298492

P.S. Chi ti scrive lavora in una università giudicata fra le migliori del paese. Non oso immagina le altre....


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categoria:voci dall università
sabato, 17 ottobre 2009
A volte capitano strane cose.

Può capitare ad esempio che una coppia desideri così tanto un bambino che non potendone avere uno proprio decida di imboccare una strada ardua come quella dell'adozione internazionale, lastricata di lunghissime attese, illusioni e tantissime delusioni, incontri con psicologi e burocrati, e ancora attese, illusioni e nuove delusioni.

E poi può capitare che questa coppia debba ascoltare i commenti della gente:
  • "Ma perché non ne avete fatto uno vostro? Non ne avevate voglia?"
  • "Certo che avete scelto la strada più comoda, niente gravidanza, niente doglie...."
  • "Ma... è nero!"
E cosa dovrebbero rispondere loro? "Oddio, è vero, non ce ne eravamo accorti, ora ce lo facciamo cambiare".

Poi può anche capitare che una giovane donna di 23 anni che sta progettando il futuro con i suo attrettanto giovane fidanzato, si trovi improvvisamente paracaduta in una dimensione assurda, fatta di camere di ospedale, flebo, chemioterapia, e passi settimane e settimane al capezzale del suo fidanzato anziché tornarsene a casa in un altro continente sua a fare la sua vita.

A questa donna potrebbe anche capitare di sentirsi dire: "Era meglio se lo lasciava adesso, e poi se fosse guarito avrebbe sempre potuto ripensarci".

Capita anche che a fare tutti questi commenti sì pespicaci siano i loro parenti, e che non li possano neanche mandare a quel paese.

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categoria:il condominio
martedì, 13 ottobre 2009

Due Milanesi a Napoli, ovvero cose da non fare nel programmare una gita a Napoli e dintorni. Con il patrocinio della Nikkyo&Parents.

  1. Pianificare l'itinerario. Per quanto precisi possiate essere nella programmazione del vostro itinerario, i vostri calcoli risulteranno sempre sbagliati per le ragioni che passo ad illustrare.
  2. Girare con i mezzi pubblici. Per il semplice motivo che se ci sono può essere che non passino (si narra di circolari destre e sinistre sparite entrambe per par condicio dalla circolazione nella stessa mezzora); o che magari non ci sono proprio, come nel caso dell'unica navetta che collega Caserta nuova a Caserta vecchia data pare in gestione ad un privato.  Nel caso rimaniate vittime di simili sfortunate circostanze, o cercate un albergo vicino alla fermata del bus, oppure regalate i biglietti al primo che passa a correte a noleggiare una macchina.
  3. Girare con la macchina. Avete presente tutti i luoghi comuni sul cicolare a Napoli in auto: a questi aggiungete che è inutile affannarsi a cercare indicazioni stradali, semplicemente non esistono (anche se sulla guida alla voce "come arrivare" c'è scritto "seguire i cartelli").
  4. Girare senza il dizionario italiano-napoletano, napoletano-italiano. Come per ogni paese che si rispetti, avere una conoscenza base della lingua del posto è fondamentale. I napoletani infatti sono persone disponibilissime e la città è di fatto un grande salotto, ma che necessita di un interprete.
  5. Restare ancorati ai luoghi comuni. Se cercate disperatamente una meta turistica ma non riuscite a trovarla è normale, dipende dal fatto che siete legati a schemi mentali ormai desueti. Ad esempio: dove cerchereste la famosa solfatara di Napoli se non dentro un palazzo... basta attraversare l'androne in auto e in attimo vi ritrovate fra i crateri. E' che non avete immaginazione.
  6. Arrabbiarsi per gli inconvenienti. Se siete fra quanti si irritano nel trovare chiese e luoghi turistici chiusi, non partite proprio o vi giocherete la milza.
  7. Pensare che per entrare in un luogo turistico basti comprare il biglietto. Sbagliatissimo. Anche se dovete entrare in un parco archeologico di Baia dovevate comprare il biglietto a Napoli. E se non ce l'avete perché quell'altro sito era chiuso o non l'avete trovato (v. punto 5) arrangiatevi: c'era scritto sul giornale di Napoli e la giustizia non ammette ignoranza (neanche per quelli di Milano).
  8. Non avere un piano B. A volte basta poco per risolvere situazioni spiacevoli. Se trovate un sito chiuso e nessuno a custodirlo, può essere sufficiente suonare alla palazzina di fianco, possibile che il custode si affacci e vi lanci le chiavi.

Ci scusiamo infine per l'approssimazione con cui è stata redatta questa guida che, dati i punti 3, 4 e 5 è stata scritta senza poter verificare l'esattezza di molte delle notizie riportate.

Per lo stesso motivo, per la guida con le cose da fare c'è da attendere un po'. Basta avere pazienza (e avere sempre presenti i punti 5, 6 e 8).

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categoria:note di viaggio
giovedì, 08 ottobre 2009
Poi dicono che i pensionati sono un peso per il paese: troppo costosi e nemmeno più buoni a fa la guardia a nipotini straviziati, né aggregatori di nuclei familiari composti da 4 elementi al massimo, compreso il cane. E invece quelli se non stai attento sono capaci di tirare giù i muri, a picconate.

Lo ha imparato a proprie spese il sindaco di Como, che zitto zitto aveva fatto costruire un
muro davanti al lago anziché la paratie mobili previste dal progetto anti-esondazioni, che sarebebro state ad impatto visivo zero. Mica male per una città che vive anche molto del turismo.

Ma il sindaco aveva fatto i conti senza l'oste, anzi senza il pensionato. Perché quello, sbirciando nel cantiere, si è accorto del muro e la grido di "non siamo mica a Berlino" ha tirato in piedi un casino che non finisce più. Risultato: bufera sulla giunta  e sul povero sindaco, che viene sbeffeggiato anche oltreconfine.

Ma ci pensate a che esercito costituisce quella schiera di pensionati che ogni giorno passa il tempo passeggiando per le vie della propria città? Altro che poliziotti di quartiere. Quelli sanno tutto di tutti. Si incontrano ovunque, ai giardini, dal purrucchiere, dal fruttivendolo e parlano, commentano, si raccontano non solo i loro fatti personali ma anche i retroscena di questo o quell'evento.

Li vedi sbirciare curiosi nei cantieri a valutare lo stato di avanzamento dei lavori, il sorgere di nuove costruzioni, l'alternarsi dei negozi nel quartiere, i movimenti delle persone e le facce nuove che compaiono qua e là.
E poi leggono. So di giornali che fanno dei giri immensi passando di mano in mano, dalla spiaggia al banchetto del mercato alla donna di servizio, e poi tutti lì a commentare, a incazzarsi a riderci su.

Diamogli un numero verde e in un colpo solo risolveremmo problemi legati all'abusivismo, agli sprechi, allo sfruttamento del terriorio e chi più ne ha più ne metta.
Insomma, pensionati di tutto il mondo unitevi! Lo stipendio è quello che è ma avrete la soddisfazione di metterla in quel posto a tutti. E poi vediamo chi sono i veri parassiti dell'Italia...


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categoria:
sabato, 03 ottobre 2009
Già parlai su questo blog dell'idraulico di condominio, pessima razza al servizio dell'amministratore piuttosto che del condomino tartassato dall'ingiustizia idraulica. Una categoria assolutamente da evitare. Oggi invece voglio parlare dell'idraulico sturatore, personaggio invece degno di menzione.

Ti è già simpatico perché appena entra si sente già a casa sua:
  • Mi sembra di esserci già stato da queste parti: mi ha già chiamato prima d'ora?
  • Assolutamente no.
  • Forse mi ha consigliato la sua vicina, la signora A.?
  • Mai fatto parola.
  • E allora come mi ha trovato?
  • Sulle pagine gialle ovviamente, lei è il primo che mi ha risposto al telefono.
Per nulla scoraggiato il mio eroe affronta spavaldo lo scarico intasato. Le sue armi sono la pompa ad aria compressa, la pompa elettrica  e la soda caustica.
La prima fase vede lui che suda su e giù per sparare l'aria compressa dal lavello della cucina, e me in bagno che tappo col piede lo scarico della doccia, con una mano quello del lavandino e con l'altra il bidet.

Poiché le contorsioni e l'artiglieria leggera non servono, si passa al trapano, ma anche questo fa cilecca. Lui mi guarda sempre più sudato e perplesso:
  • "Ma che ci ha buttato nello scarico?"
  • Assolutamente nulla, mi creda
  • Dicono tutti così. Una volta ci ho trovato due bicchieri di semi d'anguria
  • Beh, a me neanche piace l'anguria, poi si figuri se i bicchieri passano dallo scarico
  • Un'altra volta ci ho trovato addirittura dei gusci di cozze
  • Ma se io non cucino nemmeno
  • Il cadavere di suo marito?
Mentre infine stiamo facendo insieme i sulfamigi di acqua bollente e soda caustica, mi confessa:
  • Il problema è che il lavandino è troppo lontano dallo scarico del bagno. Non gliel'ha detto l'architetto che era troppo lontano?
  • Non ho mai ingaggiato nessun architetto
  • E allora è un incompetente l'idraulico che le ha fatto il lavoro, non può non averglielo detto
  • ---
  • Non è che lei è un architetto, vero?
Alla fine l'idraulico era molto depresso perché: 1. nel mio scarico non ha trovato le cozze 2. la colpa non era dell'architetto 3. non è riuscito a sconfiggere l'ingorgo. Però 3 giorni dopo mi ha chiamato per avvisarmi di aver detto alla mia vicina, la signora A, che ho un problema con la doccia che si crede una doccia scozzese e che lei medierà con l'amministratore.

Morale, se volete trovare un idraulico coi fiocchi, cercatelo sulle pagine gialle. Un'avvertenza: va matto per le cozze&soda.

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categoria:il condominio
sabato, 03 ottobre 2009
L'altro giorno ho scoperto che da casa mia posso arrivare fino al Duomo a piedi. Certo, ci ho messo un'ora buona di marcia, ma volete mettere la soddisfazione? Bella scoperta penserà qualcuno, e invece io fino a ieri avevo pensato che Milano fosse un arcipelago, un insieme di isole collegate fra loro dalla metropolitana.

Se volevo andare in una zona della città mi infilavo sotto terra  e voilat, mi ritrovavo dopo pochi minuti alla meta. E così avanti per anni, casa-lavoro, casa- centrocittà, ecc. Con la macchina minimo minimo per andare in qualunque posto ci vogliono chilometri, mica li puoi fare a piedi.

Cammina cammina invece scopri che ci sono strade pedonali che non avevi mai percorso, negozi assolutamente sconosciuti che possono tornare utili in periodo di saldi, tutto un universo insommma al di fuori dai tuoi percorsi abituali. Basta attraversare un incrocio dopo il solito bar dell'aperitivo e sei collegato col resto della città. Un'avventura degna di essere documentata, se solo a metà strada non ti accorgessi di aver scordato di sostiuitre le pile alla macchina fotografica.

Certo se una domenica vuoi farti una passeggiata fino in centro è meglio che ti metti le scarpe da trekking. E allora, a che scopo tutto ciò? E' che a un certo punto ti dici: metti che un giorno c'è sciopero dei mezzi e io perdo l'ultimo treno, come ci torno a casa se non so neanche in che direzione andare?

Dopo 15 anni che abiti in un posto un poco ti vergogni a chiedere indicazioni.


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categoria:milano, me